L'incontro con i libri di Can Xue è stato travolgente e molto destabilizzante. In mezzo a quelle frasi oniriche, senza tempo, piene di sofferenza, piene di meraviglia, con una luce che non si spegne mai nonostante il buio, nonostante le situazioni più raccapriccianti e che però non mi disgustano del tutto perché sono anche altamente simboliche, nonostante le nuvole fluttuanti di malsana polvere, gli insetti, gli uccelli, i ratti, i putrescenti fiori bianchi del gelso colmi di pioggia, la marcescenza, l'inevitabile rovina dell'intorno, nonostante - dicevo - personaggi parlanti a vuoto che non si incontrano mai, nonostante abbia lanciato due volte a terra con tetra disperazione il primo libro che ho letto di lei, ecco, nonostante tutto ciò, io amo i libri di Can Xue. Li amo con un sentimento totale e perfino incomprensibile.
Non sto a spiegarvene il motivo, perché io stessa non lo afferro; non vi parlo dei suoi libri, perché non sono un critico letterario.
Sono una lettrice che ha ancora voglia di farsi stupire dal fatto che esistano mondi inconosciuti e parole strane e oblique che ce li mostrano per soli cenni e suggestioni.
Non posso dire di aver compreso il mondo umano e letterario che Can Xue ci offre, ma so che ci sono caduta dentro.
Mi piacerebbe parlarne, scambiare impressioni, ma non trovo nessuno che l'abbia avvicinata o che abbia voglia di farlo.
Mentre sedevo sulla pietra mi sentivo antica quanto questo deserto. Sono forse vissuta troppo? A partire da un certo momento, non so quando, la vita ha cominciato a scorrere all'infinito in una direzione, monotona e vuota, senza alcun segnale che ne differenziasse le varie fasi. Ho tentato di allontanarmi da questo corpo, ma l'unico risultato è stato che gli occhi mi sono diventati di uno strano colore e non sono più capaci di distinguere tra il giorno e la notte. Ho fatto finta di andare a cercare le api, ma sapevo che era un' assurdità.
Mi piacerebbe, davvero tanto, parlarne con qualcuno, così, semplicemente, da lettore a lettore.
Laura Mazzeri